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Mantenimento, non pagare l’assegno adesso è reato

Avvocato Giovanni Palma > News  > Law  > Mantenimento, non pagare l’assegno adesso è reato

Mantenimento, non pagare l’assegno adesso è reato

Multa da oltre mille euro o carcere fino a un anno per chi non rispetta gli obblighi derivanti dalla separazione, ovvero versare il mantenimento.

Con il 6 aprile entra infatti in vigore l’art. 570 bis del codice penale che punisce con la multa sino 1.032 euro e con il carcere sino a un anno chi si sottrae agli obblighi economici derivanti dalla separazione, dal divorzio o dai provvedimenti che regolano i rapporti tra genitori per figli nati fuori dal matrimonio.

La disposizione nasce con l’intento di dare ordine a una materia confusa, frutto di norme stratificatesi nel corso degli anni. Il codice penale del 1930 puniva, con l’art. 570, coloro che facevano mancare i mezzi di sostentamento al coniuge o ai figli; la norma era interpretata in modo rigoroso e rischiava solo chi faceva dolosamente mancare al coniuge o ai figli i mezzi minima di sussistenza (come il cibo). Dal 1987 è diventato reato non pagare gli assegni per l’ex o per i figli previsti nella sentenza di divorzio (ma non quello in quella di  separazione) e, dal 2006, non pagare quello per i figli in genere; in entrambi i casi non era necessario che l’ex o i figli fossero ridotti sul lastrico (il cosiddetto stato di bisogno) ma bastava, per rischiare il carcere, non pagare esattamente quanto previsto nel provvedimento del Giudice.

Dal 6 aprile queste ultime due norme sono abrogate e sostituite appunto con un reato nuovo di zecca. Le implicazioni, non si sa quanto volute dal legislatore, sono molteplici: diventa reato anche non versare l’assegno di separazione per il coniuge; viceversa non versare l’assegno per il figlio maggiorenne non sarà punito se i genitori sono separati o se non sono sposati; lo sarà se i genitori sono divorziati.
Infine, vista la formulazione generica della norma, potrebbe finire sul banco degli imputati chi è puntuale con l’assegno mensile, ma magari non ha rimborsato le spese straordinarie dei figli (ad esempio i libri o la visita medica).

Il rischio del paradosso è dietro l’angolo: un coniuge rischia il carcere se non paga l’assegno provvisorio di separazione che, con la sentenza finale, potrebbe risultare non dovuto; il figlio maggiorenne i cui genitori sono separati o non sono sposati è meno tutelato di un suo coetaneo i cui genitori hanno divorziato. Diversità di tutela di cui si fa fatica a intravedere una ragione plausibile.

Occorrerà vedere a questo punto quale posizione assumerà la giurisprudenza ma è certo che un intervento nato con l’obiettivo di semplificare rischia invece di complicare.

fonte:repubblica.it