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Fallimento: quando si chiude

Avvocato Giovanni Palma > News  > Firm  > Fallimento: quando si chiude

Fallimento: quando si chiude

Vediamo quando avviene la chiusura del fallimento, quando il fallito è liberato dai debiti, cos’è l’esdebitazione e quando si può chiedere la riapertura del fallimento

La procedura di fallimento si chiude quando ricorre una delle seguenti ipotesi:

  • nessun creditore ha fatto domanda di ammissione al passivo fallimentare;
  • è terminato l’attivo, vale a dire non è rimasto più nulla da distribuire ai creditori del fallito;
  • l’attivo è così esiguo che la prosecuzione della procedura di fallimento non consentirebbe di soddisfare alcun creditore;
  • nella migliore delle ipotesi, sono stati pagati sia i debiti ammessi nello stato passivo che le spese da rimborsare in prededuzione.

Nel momento in cui si chiude il fallimento, tuttavia, qualche creditore potrebbe lamentare di aver ricavato solo parte del proprio credito. Cosa succede in questi casi? Dopo la chiusura del fallimento il creditore deve rassegnarsi, oppure può ancora sperare di ricavare qualcosa. In buona sostanza, quindi, la domanda è: quando il fallito è liberato dai suoi debiti?

 

Quando il fallito è liberato dai suoi debiti?

Quando alla chiusura del fallimento i creditori concorsuali non sono soddisfatti, il fallito può comunque ritenersi definitivamente liberato dai suoi debiti se ricorrono le seguenti condizioni :

  • è una persona fisica;
  • ha cooperato con gli organi della procedura;
  • non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
  • non è stato condannato per bancarotta fraudolenta o per altri reati connessi con l’attività di impresa (per approfondimenti, leggi;
  • non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito;

In questo caso, infatti, il Tribunale sentito il curatore e il comitato dei creditori, dichiara la cosiddetta esdebitazione. Vediamo di cosa si tratta.

 

Esdebitazione: come funziona

L’esdebitazione comporta la definitiva estinzione dei debiti concorsuali anche se questi non sono stati soddisfatti integralmente.

Attenzione, però, il fallito non sarà liberato se non ha ottenuto l’esdebitazione, oppure se si tratta di una società. In questo caso, infatti, i creditori insoddisfatti riacquistano il libero esercizio delle azioni giudiziarie per la parte residua dei loro crediti. Pertanto, alla chiusura del fallimento, ciascun creditore potrà rivalersi, agendo individualmente, sui beni che il fallito abbia acquistato, a qualsiasi titolo, dopo il fallimento.

Con riferimento all’esdebitazione è importante chiarire altri due aspetti.

Il fallito non può beneficiare dell’esdebitazione se nei 10 anni anteriori  abbia già fatto richiesta di altra esdebitazione;

Restano, in ogni caso, esclusi dall’esdebitazione:

  • gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti non compresi nel fallimento;
  • i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

Sono salvi, inoltre, i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.

Si può chiedere la riapertura del fallimento?

Poniamo il caso che il fallito al quale non è stata concessa l’esdebitazione avesse, per sue capacità o per sua fortuna, ricostruito un consistente patrimonio. Ebbene, in tal caso, i creditori rimasti insoddisfatti possono chiedere la riapertura del fallimento?

Sul punto è bene sapere che, sempre che non sia stata concessa l’esdebitazione, la riapertura del fallimento può essere richiesta sia dal fallito che dai suoi creditori, entro 5 anni dal decreto di chiusura del fallimento. L’istanza verrà accolta se risulta che nel patrimonio del fallito esistono attività in misura tale da rendere utile il provvedimento.

Come già detto, la riapertura del fallimento può essere richiesta sia dal fallito che dai suoi creditori. Ora, che i creditori possano richiedere la riapertura del fallimento è più che comprensibile, ma perché mai dovrebbe richiederla il fallito? Le ragioni potrebbero essere di diversa natura, tuttavia, il più delle volte ciò avviene per porre fine all’assalto delle procedure individuali intraprese da ogni singolo creditore una volta chiuso il fallimento.

fonte: laleggepertutti